Recensione "Il bacio del Kraken"

Il bacio del Kraken

Autrice: Francesca Cani

Genere: Regency 



Ci sono libri che ti piacciono. E poi ci sono quelli che ti restano addosso, che continuano a farsi sentire anche dopo aver chiuso l'ultima pagina. Il bacio del Kraken appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Con Francesca Cani ho imparato a fidarmi del mio istinto. Non mi serve leggere la trama, non mi servono anticipazioni: apro il libro e mi lascio trasportare. Questa volta, però, non mi aspettavo di ritrovare Ivar. E, quando ho capito che finalmente sarebbe stato lui il protagonista, ho sorriso. Lo aspettavo da tempo. Sentivo che dietro quell'uomo schivo, duro e apparentemente irraggiungibile si nascondeva una storia capace di spezzare il cuore.

E avevo ragione.

Ivar è uno di quei personaggi che non puoi amare perché è perfetto. Lo ami proprio per tutte le sue crepe.

È un uomo che la vita non ha mai risparmiato. Figlio di un nobile inglese e di una schiava islandese, venduto lui stesso come schiavo, ha conosciuto il lato più crudele dell'essere umano. Per sopravvivere ha fatto cose terribili, diventando ciò che aveva sempre odiato. È un protagonista moralmente grigio, ma quel grigio non è costruito per affascinare: nasce dal dolore, dalla rabbia, dalla necessità di sopravvivere.

Eppure, sotto tutta quella durezza, c'è un uomo profondamente stanco.

Stanco di combattere.

Stanco di vendicarsi.

Stanco di portare il peso delle proprie colpe.

Per la prima volta non desidera ricchezze, potere o gloria. Vuole soltanto una casa. Vuole sentirsi finalmente al sicuro. Vuole qualcuno che riesca a guardarlo senza vedere il mostro che lui stesso continua a credere di essere.

Ed è impossibile non soffrire insieme a lui.

Perché Ivar non teme il dolore fisico. Teme l'amore.

Ha paura di meritare soltanto solitudine. Ha paura che le cicatrici che porta nell'anima siano troppo profonde perché qualcuno possa davvero accettarle.

Poi arriva Daphne.

E tutto cambia.

Daphne è l'esatto opposto del mondo che la circonda. È curiosa, brillante, assetata di conoscenza. Legge ovunque, studia il greco antico in un'epoca in cui una donna colta faceva paura. In una società che vorrebbe renderla docile e obbediente, lei sceglie di pensare, di imparare, di essere libera.

È una protagonista che conquista senza bisogno di gesti eclatanti. Lo fa con la sua intelligenza, con la sua dolce ostinazione e con quella capacità rara di vedere le persone per ciò che sono davvero.

Lei non prova a salvare Ivar.

Gli tende semplicemente una mano.

E gli lascia decidere se afferrarla.

Ed è proprio questo che rende la loro storia così bella.

Non ci sono cambiamenti improvvisi. Non ci sono miracoli.

Ci sono due anime ferite che imparano lentamente a fidarsi. Due persone che si osservano, si scontrano, si provocano e, senza quasi accorgersene, iniziano a diventare casa l'una per l'altra.

Ho adorato ogni singolo momento del loro percorso.

Ogni battibecco.

Ogni silenzio.

Ogni carezza conquistata.

Ogni muro che cadeva un pezzo alla volta.

Ma soprattutto ho amato vedere Ivar scegliere il cambiamento.

Quante volte nei romance ci troviamo davanti al classico protagonista incapace di mettere in discussione sé stesso? Quante volte l'amore sembra arrivare solo quando è la donna ad adattarsi?

Qui accade l'opposto.

Ivar cambia perché lo desidera. Perché comprende che il coraggio non consiste nel vincere una battaglia o nell'incutere timore, ma nell'affrontare i propri fantasmi e smettere di lasciare che siano loro a decidere chi sei.

È uno dei percorsi di redenzione più belli che abbia letto negli ultimi anni.

L'ho visto togliersi l'armatura pagina dopo pagina. L'ho visto smettere di odiarsi. L'ho visto concedersi, finalmente, la possibilità di essere felice.

E credo che sia proprio questo ad avermi emozionata più di tutto.

Anche Daphne compie il suo viaggio. Lotta per il diritto di essere sé stessa, di studiare, di scegliere il proprio futuro. Insieme a Ivar costruisce un rapporto fatto di rispetto, ascolto e fiducia. Non si completano perché sono incompleti, ma perché imparano a camminare affiancati.

Ed è un messaggio che ho trovato bellissimo.

Con questo romanzo si chiude un quartetto che mi ha regalato tanto, ma sento che Ivar sarà il personaggio che porterò con me più a lungo. Forse perché è quello che cade più in basso. Forse perché è quello che lotta di più. O forse perché dimostra che anche chi si sente irrimediabilmente perduto può trovare la forza di riscrivere la propria storia.

La scrittura di Francesca Cani è intensa, elegante e incredibilmente evocativa. Non racconta soltanto una storia d'amore: racconta la rinascita di due anime che imparano a scegliere la libertà invece della paura.

Ho chiuso questo libro con il sorriso e con quella malinconia dolce che provo solo quando saluto personaggi che sono riusciti a entrare davvero nel mio cuore.

Perché Ivar non è soltanto il Kraken.

È un uomo che ha imparato che la vera forza non sta nell'essere invincibili, ma nel trovare il coraggio di lasciarsi amare.

E forse è proprio per questo che è diventato uno dei miei protagonisti preferiti di sempre.


Ringrazio l'autrice per la fiducia e l'invio della bellissima copia cartacea 

❤️❤️❤️❤️❤️

5 cuoricini 

Recensione a cura di Giusy Luca 

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